, Direttore editoriale: Disegno di legge su reddito di cittadinanza e pensioni Audizione del Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’Istat Roberto Monducci Data di pubblicazione: 04 febbraio 2019 Nonostante condizioni sociali e normative sfavorevoli, il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari nel nostro paese è solo leggermente più alto di quello degli italiani (tra l’1,23% e l’1,40%, contro lo 0,75%) e, se si tiene conto della differenza di età, questo tasso è uguale a quello degli italiani. Il che tradotto in approssimativa percentuale dice che il 35 % circa degli stupri sono commessi da immigrati. Non è poi così logico come sembra. Solo a partire dal 1988 si è iniziata a rilevare la presenza degli stranieri nelle statistiche giudiziarie penali, mentre già in precedenza erano registrate per cittadinanza le persone detenute. Per rispondere alla domanda, analizziamo i dati statistici disponibili (2008-2015) della banca dati di Eurostat sul tema del “Crime and Criminal Justice”, mettendo a confronto Italia, Francia, Germania e Regno Unito, paesi che presentano caratteristiche socio-demografiche simili e in cui risiede il 53% della popolazione dell’Unione Europea. Anche rispetto ad una vulgata recente per cui in Svezia le violenze sessuali sono aumentate a causa del notevole arrivo dei rifugiati, le segnalo questo link che le aiuta a comprendere come i dati vanno poi interpretati attraverso una serie di informazioni ulteriori (https://www.tpi.it/2017/02/24/svezia-patria-stupi-causa-immigrati/ ) («L’immigrazione ha portato davvero a un aumento dei crimini in Italia?») hanno analizzato i dati Istat sulla criminalità riguardanti gli anni dal 2007 al 2016 a livello regionale. sono tra quelli che hanno un impatto maggiore a livello sociale e come costo per la comunità. Per gli stranieri è notevole la concentrazione nella classe di età 18-44 anni (92,5% dei casi), mentre per gli italiani il valore è consistente ma non così elevato (73,7%). Tra gli stranieri questi i delitti più ricorrenti: furti (20,1% delle denunce complessive), ricettazione (5,8%), lesioni dolose (5,5%), minacce (3,8%), rapine (2,9%), ingiurie (2,4%), associazione per delinquere (1,1%). La componente strutturale si combina a sua volta in modi assai diversi con la congiuntura “mediatica”: nel periodo a cavallo tra il 2007-2008 si è “costruito” uno stretto legame tra immigrazione e reati”. I CGM, tra l’altro stipulano convenzioni con le Università per lo svolgimento di tirocini professionali, autorizzano lo svolgi… Cosa significa questo?? I reati di piccolo taglio sono tipici di una popolazione giovanile e appartenente alle classi più povere e marginalizzate, due caratteristiche spesso associabili agli immigrati. tipo di ospedale. Ancora, parla di clandestinità ma evidentemente non ha ben presente che le sanatorie di cui parla, non riguardarono persone “ clandestine” (ossia persone entrate illegalmente) ma la regolarizzazione di migliaia di colf, di badanti e lavoratori non in regola, entrati regolarmente in Italia, e che per vari motivi successivi (contratti a nero soprattutto, che non permettevano il rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto utilizzati per pagare meno tasse dai i datori di lavoro) non erano stati regolarizzati, non per loro volontà. In Italia il forte aumento della criminalità (furti, cessione e traffico di stupefacenti, rapine ed omicidi) è iniziato negli anni ’70, nel decennio successivo al “miracolo economico” realizzato nei due decenni precedenti, ed è continuato negli anni ’80, consolidandosi all’inizio degli anni ’90 []. L'indirizzo email non verrà pubblicato. ".........Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità........" Oltre all'integrazione da parte del paese ospitante, potrebbe benissimo essere che chi ha la possibilità di entrare in maniera regolare viene da una condizione socio-economica più agiata ed è quindi maggiormente disponibile all'integrazione. L’Italia, negli anni analizzati, presenta il valore di aggressioni violente più basso in confronto a Francia, Germania e Regno Unito, con una media annuale di 111 aggressioni ogni 100.000 abitanti, inferiore anche alla media UE. Paradossalmente, i reati dei "colletti bianchi" ( ossia coloro che svolgono un ruolo amministrativo, impiegati, manager etc) sono quelli che hanno un impatto sociale ed economico più rilevante. In tutto l'articolo, così come in tutti i nostri articoli, è chiaro che alcune scelte (come quelle degli indicatori di criminalità) sono scelte condivise a livello internazionale dai principali istituti di ricerca, e che alcune informazioni (come quelle sulla detenzione preventiva degli stranieri) sono il risultato di accurate ricerche ben esplicitate nei testi e non certo invenzioni personali basate su convinzioni personali, come le tue accuse riportano. Il dato italiano del 2015, 57 rapine ogni 100 mila abitanti, è praticamente uguale a quello tedesco e inferiore al dato di Francia e Regno Unito, e alla media UE. In tal senso si procederà, brevemente, all'analisi dei dati statistici forniti dal Ministero dell'Interno, dal Ministero di Grazia e Giustizia, dall'Istat, da una serie di istituti di ricerca Nel decennio successivo è continuata la pressione migratoria, con le relative regolarizzazioni (2002, 2009, 2012) ma anche con un incremento dei flussi programmati, che però sono poi andati diminuendo fino alla quasi soppressione (fatta eccezione per gli stagionali) a partire dal 2014. Nei fatti di sangue spesso è di nazionalità straniera (per lo più connazionale) anche la vittima, per cui gli immigrati non sono solo fonte di rischio ma anche soggetti a rischio (così avviene non solo negli omicidi ma anche nei casi di tratta degli esseri umani a fini sessuali o per sfruttamento lavorativo). Purtroppo sono sociologo e il mio interesse è comprendere i fenomeni, che sono fatti di persone, contesti e relazioni. La tesi sostenuta nell'articolo, ossia che gli stranieri non delinquono più degli italiani, perché nell'ultimo decennio, a fronte di un aumento degli immigrati residenti nel nostro paese, si è verificata una diminuzione dei reati, è un modo, molto grossolano, di eludere il problema. Secondo quanto riportato dal Sole24ore un furto su due è commesso da stranieri, lo spaccio in strada è fatto prevalentemente da stranieri quindi è evidente che un numero minore di stranieri andrebbe ad incidere sulla diminuzione di questi reati. La componente straniera, che all’inizio degli anni ‘90 influiva per pochi punti percentuali sulle denunce, ha superato da anni l’incidenza del 30%, mentre sono di valore percentuale ancora più alte le incidenze riguardanti i condannati e i carcerati. L’aumentato tasso di criminalità degli immigrati deve essere considerato un tratto essenziale del nuovo processo di inserimento degli immigrati terzomondiali nelle società occidentali e in quelle europee in particolare, Italia compresa? Il dato statistico che alimenta l’equazione “ + immigrazione + criminalità” è quello relativo alla presenza di stranieri nella popolazione carceraria in Italia, composta per un terzo da cittadini stranieri. In effetti l’opera, di grande impegno per i dati acquisiti e i relativi commenti, suscitò molte polemiche. Questo significa che più della metà degli stranieri è in carcere come misura preventiva, anche se una sentenza rispetto alla loro colpevolezza o innocenza ancora non è stata emessa. Si arriva addirittura a pensare che a immigrare da noi siano in prevalenza delinquenti, così come si diceva degli italiani negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. E' un modo discutibile per esporre le proprie opinioni, spacciandole per dati statistici. La criminalità in Italia è ai minimi storici, soprattutto per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati inferiore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei. Sono convinto che molte persone straniere siano brave persone, molti delle milioni di persone che vivono da decenni in Italia lo confermano ogni giorno e purtroppo sono proprio queste che vengono dilaniati dalla cattiva reputazione di altri stranieri che emergono nelle statistiche citate e per le quali molti italiani confondono il grano con la zizzania trovandoseli mescolati. Non capisco come faccia poi a sostenere che “molti reati sarebbero comunque compiuti”. Tale tasso è dello 0,75% per gli italiani e, per gli stranieri regolarmente presenti, dell’1,41% se rapportato ai residenti e dell’1,24% se riferito a quelli complessivamente presenti, stimati da Idos. Se si analizza la posizione giuridica dei detenuti in Italia, si scopre un dato che in pochi conoscono: il 70% degli italiani nei penitenziari è stata condannata in maniera definitiva, mentre per gli stranieri questa percentuale scende al 48%. Per i delitti a carattere personale, che non fanno capo a organizzazioni criminali, l’analisi dei singoli contesti necessita di essere basata, oltre che sulla situazione personale e familiare, anche sulle condizioni di insediamento, anche per principali collettività, che possono avere una ricorrenza nelle statistiche penali. Anche in questo caso, i dati numerici lo smentiscono in modo clamoroso. Un delinquente delinque fregandosene di cosa fanno gli altri criminali. Il numero di sequestri e rapimenti in Italia è di gran lunga il più basso tra i paesi presi in considerazione, e significativamente inferiore alla media UE. Riguardo ai dati sulle violenze sessuali, suggeriamo di consultare questo articolo: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/09/21/violenza-sessuale-passaporto-dei-violentatori-non-centra-dati/ è piuttosto complicato ma sostanzialmente dice che la percentuali di autori di violenze sessuali è proporzionale alla presenza di individui maschi, indipendentemente dalla nazionalità. Quindi nessuna opinione personale, ma un’analisi dei trend, che non analizza un “ periodo temporale limitato” ma ben 8 anni solari Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari. Considerando i reati più gravi, come ad esempio la criminalità organizzata, il 98,7 per cento dei detenuti condannati per tali delitti è italiano e solo l'1,2 per cento è straniero. Altrimenti, poiché il numero degli italiani è stato, nell’ultimo decennio, pressoché costante ed è notevolmente aumentato quello degli stranieri essendo i reati, in questo periodo, in calo lei ne potrebbe dedurre che è grazie alla presenza degli stranieri che sono calati i reati? Il già citato Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza è molto esplicito in questo senso: “La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. “Una coraggiosa indagine empirica su un tema che ci divide”. IMMIGRAZIONE E CRIMINALITÀ 22 23. Se uno Stato africano rifiuta di prendersi indietro un suo cittadino pluricondannato perche' a chiederlo e' l'Italia e' un conto, diverso se si introduce il peso politico ed economico di un Continente con 450 milioni di persone. Da ciò deriverebbe, secondo l’autore, un dogma, non suffragato da alcuna dimostrazione scientifica o statistica, per cui "Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità." La cronaca nera torna ciclicamente a raccontare di reati più o meno efferati compiuti da stranieri. L'affermazione più eclatante poi, che fa trasparire quanti pregiudizi abbia l'autore verso questo delicato tema, è quella che "non sono gli stranieri regolari ad essere criminali, quindi ma solo quelli irregolari". Nel 2015 ci sono stati 4,7 sequestri ogni 100 mila abitanti contro il sorprendente dato di 139 sequestri ogni 100 mila abitanti nel Regno Unito. Questo articolo dello Spiegel racconta delle difficoltà della Germania con i crimini compiuti da cittadini stranieri, in particolare nordafricani. Salve, ringrazio prima di tutto ringrazio coloro che hanno espresso commenti, sia positivi che negativi. Pensate che nei primi anni dell’Italia unita era di 6,8 omicidi per 100 mila abitanti. Curioso che non si sia posta l'attenzione su un dato, ovvero sul numero di stupri perpetrati da italiani e da immigrati. Salve, un'ulteriore precisazione. Buongiorno Daniele, dispiace ricevere commenti di questo genere, che sembrano più interessati a innescare polemiche contro la persona dell'autore e contro la redazione di questo sito piuttosto che integrare o discutere dati e informazioni. Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina — secondo la prima Relazione semestrale Dia del 2018 — è uno dei principali e più remunerativi business criminali: in virtù delle sempre più strette alleanze le organizzazioni criminali straniere ed italiane collaborano, su piani più o meno paritetici, indirizzando i migranti verso la prostituzione, lo spaccio ed attività di caporalato . Non era possibile riportare tutti i dati di tutti i tipi di reato. Come appunto può vedere dai dati, la criminalità in Italia è scesa rispetta a tutti i 5 indicatori; la presenza della % di stranieri nei carceri italiani dal 2006 ad oggi e’ esattamente la medesima : 37% nel 2006, 33% nel 2015. La Leggenda Del Bandito E Del Campione, Into The Unknown Testo E Traduzione, Cause Riscaldamento Globale, Almeno Tu Nell'universo Accordi Elisa, Bologna Under 15, Il Ballo Dell'inverno, Stemma Torino Calcio Da Colorare, Grazie Gesù Per Tutto, Bar Giuseppe Trama Finale, " />

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Dopo aver accertato, come già detto, che il codice penale non contempla solo i 5 reati dell’articolo, scoprirà quello che i dati mostrano, ovvero la propensione a delinquere di un campione di 100.000 italiani è meno della metà rispetto ad altri campioni di stranieri. Immigrazione. L’analisi delle denunce riguardanti gli autori noti (circa un quarto di quelle totali), consente di attuare una distinzione tra gli italiani e gli stranieri. I dati italiani sono "tipici" di paesi con oltre 60 milioni e caratteristiche socio-demografiche comuni. Vi è anche un altro aspetto statisticamente rilevante. Un reato viene commesso sia dagli italiani o dagli stranieri, indipendentemente che gli uni conoscano quelli perpetrati dagli altri, oppure vuole sostenere che un negozio rapinato da uno straniero, con un passaparola tra criminali, non verrà più rapinato da uno italiano o viceversa? Nonostante le cronache riportino spesso tremende storie di violenza sessuale, anche questo indicatore di criminalità presenta in Italia valori più bassi rispetto a Francia, Germania e Regno Unito con 6,5 violenze sessuali ogni 100 mila abitanti nel 2015, e non mostra segni di crescita negli ultimi anni. Il terrorismo ? Il motivo di questa sovra rappresentazione degli stranieri in certi tipi di crimini va collegato ad una più ampia analisi socio-demografica del crimine. Orbene, a fronte di questi milioni di “regolarizzazioni” la percentuale di criminalità straniera in Italia è passata da 1,8 volte superiore alla media a, come detto (e come confermato anche dal grafico pubblicato dallo stesso autore) a 4,1 volte la media. Seguono due paragrafi che presentano due opposte correnti di pensieri: la prima ravvede negli immigrati un più elevato tasso di criminalità rispetto agli italiani: la seconda (nella quale si inserisce anche questo contributo) ritiene, invece, che ciò non si può sostenere sulla base di una rigorosa interpretazione dei dati. Attenzione però: la gran parte degli stranieri detenuti (circa il 90%) sono irregolari. Se a queste aggiungiamo anche la condizione di irregolarità, che come abbiamo visto caratterizza la gran parte degli stranieri che commettono reati in Italia, otteniamo un quadro in cui non possiamo certo collegare gli episodi criminali all’appartenenza etnica, ma a condizioni sociali, economiche e legali: l’essere giovane, povero e irregolare. Ma c'è di più, siccome la percentuale di stranieri che entrano in carcere è superiore a quella dei condannati stranieri, che a sua volta è superiore a quella degli stranieri condannati che restano effettivamente in carcere, parrebbe che le misure alternative al carcere, come il domicilio coatto o altro, siano benefici di cui fruiscono largamente gli stranieri. I campi obbligatori sono contrassegnati *, È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML:

, Direttore editoriale: Disegno di legge su reddito di cittadinanza e pensioni Audizione del Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’Istat Roberto Monducci Data di pubblicazione: 04 febbraio 2019 Nonostante condizioni sociali e normative sfavorevoli, il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari nel nostro paese è solo leggermente più alto di quello degli italiani (tra l’1,23% e l’1,40%, contro lo 0,75%) e, se si tiene conto della differenza di età, questo tasso è uguale a quello degli italiani. Il che tradotto in approssimativa percentuale dice che il 35 % circa degli stupri sono commessi da immigrati. Non è poi così logico come sembra. Solo a partire dal 1988 si è iniziata a rilevare la presenza degli stranieri nelle statistiche giudiziarie penali, mentre già in precedenza erano registrate per cittadinanza le persone detenute. Per rispondere alla domanda, analizziamo i dati statistici disponibili (2008-2015) della banca dati di Eurostat sul tema del “Crime and Criminal Justice”, mettendo a confronto Italia, Francia, Germania e Regno Unito, paesi che presentano caratteristiche socio-demografiche simili e in cui risiede il 53% della popolazione dell’Unione Europea. Anche rispetto ad una vulgata recente per cui in Svezia le violenze sessuali sono aumentate a causa del notevole arrivo dei rifugiati, le segnalo questo link che le aiuta a comprendere come i dati vanno poi interpretati attraverso una serie di informazioni ulteriori (https://www.tpi.it/2017/02/24/svezia-patria-stupi-causa-immigrati/ ) («L’immigrazione ha portato davvero a un aumento dei crimini in Italia?») hanno analizzato i dati Istat sulla criminalità riguardanti gli anni dal 2007 al 2016 a livello regionale. sono tra quelli che hanno un impatto maggiore a livello sociale e come costo per la comunità. Per gli stranieri è notevole la concentrazione nella classe di età 18-44 anni (92,5% dei casi), mentre per gli italiani il valore è consistente ma non così elevato (73,7%). Tra gli stranieri questi i delitti più ricorrenti: furti (20,1% delle denunce complessive), ricettazione (5,8%), lesioni dolose (5,5%), minacce (3,8%), rapine (2,9%), ingiurie (2,4%), associazione per delinquere (1,1%). La componente strutturale si combina a sua volta in modi assai diversi con la congiuntura “mediatica”: nel periodo a cavallo tra il 2007-2008 si è “costruito” uno stretto legame tra immigrazione e reati”. I CGM, tra l’altro stipulano convenzioni con le Università per lo svolgimento di tirocini professionali, autorizzano lo svolgi… Cosa significa questo?? I reati di piccolo taglio sono tipici di una popolazione giovanile e appartenente alle classi più povere e marginalizzate, due caratteristiche spesso associabili agli immigrati. tipo di ospedale. Ancora, parla di clandestinità ma evidentemente non ha ben presente che le sanatorie di cui parla, non riguardarono persone “ clandestine” (ossia persone entrate illegalmente) ma la regolarizzazione di migliaia di colf, di badanti e lavoratori non in regola, entrati regolarmente in Italia, e che per vari motivi successivi (contratti a nero soprattutto, che non permettevano il rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto utilizzati per pagare meno tasse dai i datori di lavoro) non erano stati regolarizzati, non per loro volontà. In Italia il forte aumento della criminalità (furti, cessione e traffico di stupefacenti, rapine ed omicidi) è iniziato negli anni ’70, nel decennio successivo al “miracolo economico” realizzato nei due decenni precedenti, ed è continuato negli anni ’80, consolidandosi all’inizio degli anni ’90 []. L'indirizzo email non verrà pubblicato. ".........Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità........" Oltre all'integrazione da parte del paese ospitante, potrebbe benissimo essere che chi ha la possibilità di entrare in maniera regolare viene da una condizione socio-economica più agiata ed è quindi maggiormente disponibile all'integrazione. L’Italia, negli anni analizzati, presenta il valore di aggressioni violente più basso in confronto a Francia, Germania e Regno Unito, con una media annuale di 111 aggressioni ogni 100.000 abitanti, inferiore anche alla media UE. Paradossalmente, i reati dei "colletti bianchi" ( ossia coloro che svolgono un ruolo amministrativo, impiegati, manager etc) sono quelli che hanno un impatto sociale ed economico più rilevante. In tutto l'articolo, così come in tutti i nostri articoli, è chiaro che alcune scelte (come quelle degli indicatori di criminalità) sono scelte condivise a livello internazionale dai principali istituti di ricerca, e che alcune informazioni (come quelle sulla detenzione preventiva degli stranieri) sono il risultato di accurate ricerche ben esplicitate nei testi e non certo invenzioni personali basate su convinzioni personali, come le tue accuse riportano. Il dato italiano del 2015, 57 rapine ogni 100 mila abitanti, è praticamente uguale a quello tedesco e inferiore al dato di Francia e Regno Unito, e alla media UE. In tal senso si procederà, brevemente, all'analisi dei dati statistici forniti dal Ministero dell'Interno, dal Ministero di Grazia e Giustizia, dall'Istat, da una serie di istituti di ricerca Nel decennio successivo è continuata la pressione migratoria, con le relative regolarizzazioni (2002, 2009, 2012) ma anche con un incremento dei flussi programmati, che però sono poi andati diminuendo fino alla quasi soppressione (fatta eccezione per gli stagionali) a partire dal 2014. Nei fatti di sangue spesso è di nazionalità straniera (per lo più connazionale) anche la vittima, per cui gli immigrati non sono solo fonte di rischio ma anche soggetti a rischio (così avviene non solo negli omicidi ma anche nei casi di tratta degli esseri umani a fini sessuali o per sfruttamento lavorativo). Purtroppo sono sociologo e il mio interesse è comprendere i fenomeni, che sono fatti di persone, contesti e relazioni. La tesi sostenuta nell'articolo, ossia che gli stranieri non delinquono più degli italiani, perché nell'ultimo decennio, a fronte di un aumento degli immigrati residenti nel nostro paese, si è verificata una diminuzione dei reati, è un modo, molto grossolano, di eludere il problema. Secondo quanto riportato dal Sole24ore un furto su due è commesso da stranieri, lo spaccio in strada è fatto prevalentemente da stranieri quindi è evidente che un numero minore di stranieri andrebbe ad incidere sulla diminuzione di questi reati. La componente straniera, che all’inizio degli anni ‘90 influiva per pochi punti percentuali sulle denunce, ha superato da anni l’incidenza del 30%, mentre sono di valore percentuale ancora più alte le incidenze riguardanti i condannati e i carcerati. L’aumentato tasso di criminalità degli immigrati deve essere considerato un tratto essenziale del nuovo processo di inserimento degli immigrati terzomondiali nelle società occidentali e in quelle europee in particolare, Italia compresa? Il dato statistico che alimenta l’equazione “ + immigrazione + criminalità” è quello relativo alla presenza di stranieri nella popolazione carceraria in Italia, composta per un terzo da cittadini stranieri. In effetti l’opera, di grande impegno per i dati acquisiti e i relativi commenti, suscitò molte polemiche. Questo significa che più della metà degli stranieri è in carcere come misura preventiva, anche se una sentenza rispetto alla loro colpevolezza o innocenza ancora non è stata emessa. Si arriva addirittura a pensare che a immigrare da noi siano in prevalenza delinquenti, così come si diceva degli italiani negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. E' un modo discutibile per esporre le proprie opinioni, spacciandole per dati statistici. La criminalità in Italia è ai minimi storici, soprattutto per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati inferiore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei. Sono convinto che molte persone straniere siano brave persone, molti delle milioni di persone che vivono da decenni in Italia lo confermano ogni giorno e purtroppo sono proprio queste che vengono dilaniati dalla cattiva reputazione di altri stranieri che emergono nelle statistiche citate e per le quali molti italiani confondono il grano con la zizzania trovandoseli mescolati. Non capisco come faccia poi a sostenere che “molti reati sarebbero comunque compiuti”. Tale tasso è dello 0,75% per gli italiani e, per gli stranieri regolarmente presenti, dell’1,41% se rapportato ai residenti e dell’1,24% se riferito a quelli complessivamente presenti, stimati da Idos. Se si analizza la posizione giuridica dei detenuti in Italia, si scopre un dato che in pochi conoscono: il 70% degli italiani nei penitenziari è stata condannata in maniera definitiva, mentre per gli stranieri questa percentuale scende al 48%. Per i delitti a carattere personale, che non fanno capo a organizzazioni criminali, l’analisi dei singoli contesti necessita di essere basata, oltre che sulla situazione personale e familiare, anche sulle condizioni di insediamento, anche per principali collettività, che possono avere una ricorrenza nelle statistiche penali. Anche in questo caso, i dati numerici lo smentiscono in modo clamoroso. Un delinquente delinque fregandosene di cosa fanno gli altri criminali. Il numero di sequestri e rapimenti in Italia è di gran lunga il più basso tra i paesi presi in considerazione, e significativamente inferiore alla media UE. Riguardo ai dati sulle violenze sessuali, suggeriamo di consultare questo articolo: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/09/21/violenza-sessuale-passaporto-dei-violentatori-non-centra-dati/ è piuttosto complicato ma sostanzialmente dice che la percentuali di autori di violenze sessuali è proporzionale alla presenza di individui maschi, indipendentemente dalla nazionalità. Quindi nessuna opinione personale, ma un’analisi dei trend, che non analizza un “ periodo temporale limitato” ma ben 8 anni solari Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari. Considerando i reati più gravi, come ad esempio la criminalità organizzata, il 98,7 per cento dei detenuti condannati per tali delitti è italiano e solo l'1,2 per cento è straniero. Altrimenti, poiché il numero degli italiani è stato, nell’ultimo decennio, pressoché costante ed è notevolmente aumentato quello degli stranieri essendo i reati, in questo periodo, in calo lei ne potrebbe dedurre che è grazie alla presenza degli stranieri che sono calati i reati? Il già citato Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza è molto esplicito in questo senso: “La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. “Una coraggiosa indagine empirica su un tema che ci divide”. IMMIGRAZIONE E CRIMINALITÀ 22 23. Se uno Stato africano rifiuta di prendersi indietro un suo cittadino pluricondannato perche' a chiederlo e' l'Italia e' un conto, diverso se si introduce il peso politico ed economico di un Continente con 450 milioni di persone. Da ciò deriverebbe, secondo l’autore, un dogma, non suffragato da alcuna dimostrazione scientifica o statistica, per cui "Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità." La cronaca nera torna ciclicamente a raccontare di reati più o meno efferati compiuti da stranieri. L'affermazione più eclatante poi, che fa trasparire quanti pregiudizi abbia l'autore verso questo delicato tema, è quella che "non sono gli stranieri regolari ad essere criminali, quindi ma solo quelli irregolari". Nel 2015 ci sono stati 4,7 sequestri ogni 100 mila abitanti contro il sorprendente dato di 139 sequestri ogni 100 mila abitanti nel Regno Unito. Questo articolo dello Spiegel racconta delle difficoltà della Germania con i crimini compiuti da cittadini stranieri, in particolare nordafricani. Salve, ringrazio prima di tutto ringrazio coloro che hanno espresso commenti, sia positivi che negativi. Pensate che nei primi anni dell’Italia unita era di 6,8 omicidi per 100 mila abitanti. Curioso che non si sia posta l'attenzione su un dato, ovvero sul numero di stupri perpetrati da italiani e da immigrati. Salve, un'ulteriore precisazione. Buongiorno Daniele, dispiace ricevere commenti di questo genere, che sembrano più interessati a innescare polemiche contro la persona dell'autore e contro la redazione di questo sito piuttosto che integrare o discutere dati e informazioni. Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina — secondo la prima Relazione semestrale Dia del 2018 — è uno dei principali e più remunerativi business criminali: in virtù delle sempre più strette alleanze le organizzazioni criminali straniere ed italiane collaborano, su piani più o meno paritetici, indirizzando i migranti verso la prostituzione, lo spaccio ed attività di caporalato . Non era possibile riportare tutti i dati di tutti i tipi di reato. Come appunto può vedere dai dati, la criminalità in Italia è scesa rispetta a tutti i 5 indicatori; la presenza della % di stranieri nei carceri italiani dal 2006 ad oggi e’ esattamente la medesima : 37% nel 2006, 33% nel 2015.

La Leggenda Del Bandito E Del Campione, Into The Unknown Testo E Traduzione, Cause Riscaldamento Globale, Almeno Tu Nell'universo Accordi Elisa, Bologna Under 15, Il Ballo Dell'inverno, Stemma Torino Calcio Da Colorare, Grazie Gesù Per Tutto, Bar Giuseppe Trama Finale,

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